L’occhio di Dio una realtà in Cina

God’s eye , l’occhio di Dio, di Fast and Furious sta per entrare nella vita di tutti i giorni. A Shenzhen, la più giovane, più ricca, più innovativa metropoli cinese, una socità hi-tech ha sviluppato un microchip per telecamere di sorveglianza  in grado di riconoscere un volto tra milioni in una frazione di secondo. Il servizio è andato in onda nella rubrica Codice di Rai 1 il

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Programma integrale Codice

Proteste in Cina per la studentessa che inneggia alla libertà di parola


Yang Shuping, originaria dello Yunnan, va a studiare nell’Università del Maryland. Durante il suo discorso alla cerimonia di laurea, la studentessa ricorda la sensazione che ha provato quando è giunta negli Usa, quella di “respirare aria fresca”. Una immagine che ha una valenza metaforica oltre che reale: l’aria fresca non è solo quella che gli consente di respirare senza mascherina ma anche la libertà di parola.

Il suo discorso diventa virale nei siti internet cinesi e i nazionalisti insultano Yang con epiteti quali “puttana” e “leccacelo”. Lei chiede scusa.

Non sarà un rientro facile, in patria.

 

Il salto del Dragone – domenica 20 novembre Speciale Tg1 23,30

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I cinesi riscoprono le tradizioni. Anche il Partito Comunista incentiva il ritorno a Confucio. Cardine dell’insegnamento del filosofo è il rispetto per l’autorità, la ricerca dell’armonia. Un principio che in tempi recenti ha assicurato coesione ad un Paese che in appena tre decenni da agricolo è diventato la seconda potenza economica del Pianeta. Alla Cina è dedicato lo Speciale Tg1 “Il salto del Dragone”, di Claudio Pagliara, in onda domenica 20 novembre alle 23.30 su Rai1.
Nulla esemplifica meglio le ambizioni della Cina di oggi della sua prepotente irruzione nel mondo del calcio. Zhang Jindong, padrone dell’impero Suning, a giugno acquisisce l’Inter. Poche settimane dopo, una cordata cinese promette di comprarsi il Milan. Si tratta della punta di un iceberg. Quest’anno lo shopping di aziende cinesi in Europa e Stati Uniti è destinato a polverizzare il record dello scorso anno. L’Occidente in affanno cede alcuni dei suoi gioielli più preziosi: Pirelli, Volvo, Club Med, il porto del Pireo. Persino l’azienda tedesca leader nel settore della robotica, la Kuka, è stata acquistata da Midea.
Ma il salto del dragone ora fa paura, gonfia le vele del protezionismo, in Europa e negli Usa. È il vento che ha sospinto Donald Trump alla Casa Bianca. Il presidente eletto, in campagna elettorale, ha accusato la Cina di fare concorrenza sleale, manipolando la valuta, e ha minacciato di imporre dazi doganali del 45 per cento sulle sue merci.
Stati Uniti e Cina non si amano, ma non possono fare a meno gli uni dell’altra. Se Trump innalzasse muri doganali per bloccare le merci cinesi, Pechino farebbe altrettanto contro quelle statunitensi. E una guerra commerciale tra la prima e la seconda potenza economica non avrebbe vincitori, solo vinti. Con conseguenze nefaste a livello planetario.
“Il salto del dragone” è un viaggio nella nuova Cina del miracolo economico, dello sviluppo tecnologico, dei robot, dell’inquinamento e della lotta allo smog, del vivace mercato del lavoro, degli stipendi che crescono, delle organizzazioni non governative che si sostituiscono ai sindacati, delle prime manifestazioni di protesta, del boom dell’e-commerce. E poi la vita notturna nelle città, i giovani vestiti alla moda che per divertirsi spendono in una sera l’equivalente dello stipendio di un operaio loro coetaneo. Lavorano nella galoppante industria hi-tech oppure hanno stabilito un loro business o hanno fondato una start up.

Xi Jinping cult video su Orienti, oggi di “Orienti” , 11,30 Rai News

“How should I address you?” è un video di propaganda che è diventato virale in Cina. La domanda, “come devo rivolgermi a Lei”, è quella posta  da una anziana donna al Presidente cinese, in visita ad un remoto villaggio dell aCina centrale. Promosso dai media statali, è un esempio di come la macchina della propaganda cerchi un modo moderno   per promuovere il leader più potente dai tempi di Mao. Alle 1130 su “Orienti”, la rubrica di Rai News

Voci dall’hutong: Bingyi

 

BinBingyugyi è una delle più poliedriche  artiste cinesi: architetta, scrittrice, critica d’arte, pittrice, e ora anche regista. Le sue opere hanno sempre qualcosa di “estremo” .  Sono  gigantesche, come quella  dell’aeroporto di Shenzhen per la cui realizzazione è salita su un elicottero e ha bombardato  con l’inchiostro la tela.. Oppure sono  opere in miniatura, come le creature realizzate con un pennello così sottile che il tratto  può  essere apprezzato solo con la lente d’ingrandimento.

 

 

 

 

 

BorsaDa un paio di anni, Bingyi si dedica anima e corpo al  progetto hutong. L’obiettivo  è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di salvare i  quartieri storici di Pechino dall’incuria e dalle ruspe. Fulcro del progetto, un film artistico  che narra  la storia  di un amore negato, metafora. di una Pechino che volta le spalle alla sua parte più autentica.. Nelle foto, Bingyi in uno dei luoghi delle riprese, la prima borsa di Pechino (1918 – 1948), un elegante edificio di pianta rettangolare che versa in un deprecabile stato di abbandono.

La Cina punta sull’auto senza conducente, di Claudio Pagliara

UntitledChi crede che la Cina sia finita perché invece di crescere a due cifre cresce “solo” al 6.9% potrebbe ben presto doversi ricredere. L’enorme potenziale del Dragone continua a dispiegarsi. Una cifre per tutte: negli ultimi 12 mesi sono nate 4.8 milioni di startup, 10.600 al giorno o se preferite sette al minuto! D’accordo, la maggioranza di queste imprese utilizza tecnologie già  sperimentate in Occidente. Ma spinta da imponenti finanziamenti statali, l’innovazione made in Cina conquista posizioni, come testimoniano i dati sul numero dei brevetti depositati, in rapida crescita.

Uno dei settori di punta in cui la ricerca in Cina potrebbe battere gli Stati Uniti   e’ quello dell’auto senza conducente. L’industria del settore dalla sua ha un granitico sostegno da parte del governo. Mentre Google ha difficoltà  a convincere le autorità  di casa, la California, che le auto senza conducente sono pronte a circolare, Baidu – l’anti Google – ha già’ ottenuto il disco verde da numerose amministrazioni locali cinesi per far circolare autobus senza conducente in percorsi stabiliti entro due anni. Anche la propensione dei consumatori cinesi a mettersi al volante di un’auto senza guidarla e’ superiore a quella degli americani, scendono indagini di mercato. Semaforo

A me, che nelle strade di Pechino mi muovo in bicicletta (elettrica), vengono i capelli dritti: e’ già –  credetemi – difficile così’ portare a casa la pelle così. Immaginiamo se oltre all’ imprevedibilità  degli esseri umani si dovrà  fari i conti anche con la prevedibilità matematica di un computer!