Myanmar, cronisti condannati. Appello Onu: liberi subito

La condanna dei due giornalisti della Reuters: servizio Tg1: clicca il link qui sotto:

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Escono dal tribunale, i volti bui, anche se – dicono, – condanna  se l’aspettavano, era scritta con inchiesto indelebile. Sette anni di prigione per aver condotto un’inchiesta giornalistica su un massacro. Il processo di democratizzazione del Myanmar segna una nuova battuta d’arresto.    I due giornalisti della  Reuters erano stati arrestati i a dicembre, mentre raccoglievano  prove sul coinvolgimento di militari e estremisti buddisti  nell’uccisione di dieci contadini rohingya. Secondo l’accusa,  erano in possesso di documenti  segreti, un reato che risale all’epoca coloniale.  In realtà contri i due cronisti tesa una trappola. A confermarlo anche l un poliziotto, che al processo ha svelato l’esistenza di un piano della autorità per mettere il bavaglio ai due giornalisti scomodi.

E’  un giorno triste per il Myanmar,  commenta  il direttore della Reuters.

Il 27 agosto, una commissione indipendente dell’Onu, per la prima volta, ha accusato l’esercito di genocidio e chiesto che i vertici militarti siano giudicati dalla Corte internazionale.  Le Nazioni Unite hanno anche criticato la premio nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, per non aver fatto sentire la sua voce durante la repressione militare dello scorso anno, che ha costretto alla fuga in Bangladesh 700 mila rohingya, una minoranza musulmana cui il Myanmar nega diritto di cittadinanza.

Ritorno in Birmania, Speciale Tg1 del 7/6/2015, di Claudio Pagliara

Ritorno in Birmania: VIDEO

Tre anni dopo le prime elezioni democratiche tenute dopo 50 anni di dittatura militare, viaggio in Myanmar, l’ex Birmania, tra i templi che incantano i turisti e le stridenti contraddizioni di un cambiamento appena avviato: il boom degli investimenti stranieri che cambiano il volto di Yangon, la vecchia capitale; la rapida penetrazione di internet tra i giovani; a fianco dell’estrema povertà della gran parte della popolazione e delle lotte dei contadini contro l’esproprio delle terre da parte dei militari. La forte spiritualità delle pagode dedicate a Budda, e le persecuzioni etniche e religiose delle minoranze. La megalomania della nuova capitale, Naiypydaw, una delle più stravaganti del mondo, quasi disabitata, e lo scenario mozzafiato delle mille pagode di Bagan, uno dei luoghi archeologici più suggestivi del pianeta. A Speciale Tg1, un reportage, alla scoperta della nuova frontiera, l’ultima dell’Asia, mentre – a pochi mesi dalle elezioni che vedono favorita la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi – si riaffacciano i fantasmi del passato con la nuova ondata repressiva che colpisce studenti e giornalisti.