Il salto del Dragone – domenica 20 novembre Speciale Tg1 23,30

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I cinesi riscoprono le tradizioni. Anche il Partito Comunista incentiva il ritorno a Confucio. Cardine dell’insegnamento del filosofo è il rispetto per l’autorità, la ricerca dell’armonia. Un principio che in tempi recenti ha assicurato coesione ad un Paese che in appena tre decenni da agricolo è diventato la seconda potenza economica del Pianeta. Alla Cina è dedicato lo Speciale Tg1 “Il salto del Dragone”, di Claudio Pagliara, in onda domenica 20 novembre alle 23.30 su Rai1.
Nulla esemplifica meglio le ambizioni della Cina di oggi della sua prepotente irruzione nel mondo del calcio. Zhang Jindong, padrone dell’impero Suning, a giugno acquisisce l’Inter. Poche settimane dopo, una cordata cinese promette di comprarsi il Milan. Si tratta della punta di un iceberg. Quest’anno lo shopping di aziende cinesi in Europa e Stati Uniti è destinato a polverizzare il record dello scorso anno. L’Occidente in affanno cede alcuni dei suoi gioielli più preziosi: Pirelli, Volvo, Club Med, il porto del Pireo. Persino l’azienda tedesca leader nel settore della robotica, la Kuka, è stata acquistata da Midea.
Ma il salto del dragone ora fa paura, gonfia le vele del protezionismo, in Europa e negli Usa. È il vento che ha sospinto Donald Trump alla Casa Bianca. Il presidente eletto, in campagna elettorale, ha accusato la Cina di fare concorrenza sleale, manipolando la valuta, e ha minacciato di imporre dazi doganali del 45 per cento sulle sue merci.
Stati Uniti e Cina non si amano, ma non possono fare a meno gli uni dell’altra. Se Trump innalzasse muri doganali per bloccare le merci cinesi, Pechino farebbe altrettanto contro quelle statunitensi. E una guerra commerciale tra la prima e la seconda potenza economica non avrebbe vincitori, solo vinti. Con conseguenze nefaste a livello planetario.
“Il salto del dragone” è un viaggio nella nuova Cina del miracolo economico, dello sviluppo tecnologico, dei robot, dell’inquinamento e della lotta allo smog, del vivace mercato del lavoro, degli stipendi che crescono, delle organizzazioni non governative che si sostituiscono ai sindacati, delle prime manifestazioni di protesta, del boom dell’e-commerce. E poi la vita notturna nelle città, i giovani vestiti alla moda che per divertirsi spendono in una sera l’equivalente dello stipendio di un operaio loro coetaneo. Lavorano nella galoppante industria hi-tech oppure hanno stabilito un loro business o hanno fondato una start up.

La Cina punta sull’auto senza conducente, di Claudio Pagliara

UntitledChi crede che la Cina sia finita perché invece di crescere a due cifre cresce “solo” al 6.9% potrebbe ben presto doversi ricredere. L’enorme potenziale del Dragone continua a dispiegarsi. Una cifre per tutte: negli ultimi 12 mesi sono nate 4.8 milioni di startup, 10.600 al giorno o se preferite sette al minuto! D’accordo, la maggioranza di queste imprese utilizza tecnologie già  sperimentate in Occidente. Ma spinta da imponenti finanziamenti statali, l’innovazione made in Cina conquista posizioni, come testimoniano i dati sul numero dei brevetti depositati, in rapida crescita.

Uno dei settori di punta in cui la ricerca in Cina potrebbe battere gli Stati Uniti   e’ quello dell’auto senza conducente. L’industria del settore dalla sua ha un granitico sostegno da parte del governo. Mentre Google ha difficoltà  a convincere le autorità  di casa, la California, che le auto senza conducente sono pronte a circolare, Baidu – l’anti Google – ha già’ ottenuto il disco verde da numerose amministrazioni locali cinesi per far circolare autobus senza conducente in percorsi stabiliti entro due anni. Anche la propensione dei consumatori cinesi a mettersi al volante di un’auto senza guidarla e’ superiore a quella degli americani, scendono indagini di mercato. Semaforo

A me, che nelle strade di Pechino mi muovo in bicicletta (elettrica), vengono i capelli dritti: e’ già –  credetemi – difficile così’ portare a casa la pelle così. Immaginiamo se oltre all’ imprevedibilità  degli esseri umani si dovrà  fari i conti anche con la prevedibilità matematica di un computer!

La Cina corre verso il futuro ma conserva le sue tradizioni

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Oggi, grazie al vento del nord che spazza via lo smog, Pechino mostra il suo volto più’ bello. Come molti pechinesi, ne ho approfittato per una passeggiata nella natura. Non ho dovuto fare molta strada: proprio sotto casa, ho la fortuna di avere il Ritan Park, il Parco del Tempio del Sole, un piccolo gioiello “verde”.

La Cina e’ un Paese che cambia a ritmo vertiginoso. Eppure, molte delle antiche tradizioni resistono tenacemente. In queste fotografie, ecco come si manifesta l’antica passione cinese per i paesaggi naturali, testimoniata dai capolavori che ci hanno lasciato i maestri della pittura tradizionale: non c’e’ fiore di primavera che non venga immortalato, il telefonino al posto del pennello.