Myanmar, cronisti condannati. Appello Onu: liberi subito

La condanna dei due giornalisti della Reuters: servizio Tg1: clicca il link qui sotto:

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Escono dal tribunale, i volti bui, anche se – dicono, – condanna  se l’aspettavano, era scritta con inchiesto indelebile. Sette anni di prigione per aver condotto un’inchiesta giornalistica su un massacro. Il processo di democratizzazione del Myanmar segna una nuova battuta d’arresto.    I due giornalisti della  Reuters erano stati arrestati i a dicembre, mentre raccoglievano  prove sul coinvolgimento di militari e estremisti buddisti  nell’uccisione di dieci contadini rohingya. Secondo l’accusa,  erano in possesso di documenti  segreti, un reato che risale all’epoca coloniale.  In realtà contri i due cronisti tesa una trappola. A confermarlo anche l un poliziotto, che al processo ha svelato l’esistenza di un piano della autorità per mettere il bavaglio ai due giornalisti scomodi.

E’  un giorno triste per il Myanmar,  commenta  il direttore della Reuters.

Il 27 agosto, una commissione indipendente dell’Onu, per la prima volta, ha accusato l’esercito di genocidio e chiesto che i vertici militarti siano giudicati dalla Corte internazionale.  Le Nazioni Unite hanno anche criticato la premio nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, per non aver fatto sentire la sua voce durante la repressione militare dello scorso anno, che ha costretto alla fuga in Bangladesh 700 mila rohingya, una minoranza musulmana cui il Myanmar nega diritto di cittadinanza.